(Mondo Professionisti, newsletter n° 157 del 16.09.2014, su mondoprofessionisti.it)

di Salvatore Frattallone (View net Legal network partner)

L'Avvocatura ha bisogno di mutare pelle. Il mercato dei servizi legali è talmente diverso da quello di dieci o vent'anni fa che chi non si adegua resterà al palo.
Dalle dotazioni informatiche per far fronte alle esigenze imposte dal processo civile telematico alle incalzanti quotidiane relazioni digitali con i Clienti, dalla necessità di dotarsi di software per la parcellazione elettronica alla condivisione multidisciplinare del sapere giuridico sempre più frammentato e specialistico, dalle nuove problematiche imprenditoriali alla micidiale frammentazione della legislazione e alle conclamate contraddizioni della giurisprudenza, dai salutari "downgrade" nella gestione degli Studi Legali per arginare efficacemente la crisi fino all'abitudine a concordare preventivamente con la Parte Assistita il compenso professionale, e così via, sino a puntare a canali professionali privilegiati, affidabili e "smart". Il modello tradizionale dello Studio Legale, insomma, non esiste più, se non nei ricordi.  


Dopo una riforma della legge professionale sostanzialmente ancorata a paradigmi obsoleti (la legge n° 247/2012) e dopo la nascita di un "nuovo" codice deontologico il 31 gennaio scorso, che però presenta troppi profili "ad antiquitatem", gli Avvocati si interrogheranno di nuovo sul cambiamento: dopo decenni di strampalate riforme (per lo più processuali) prive d'autentico costrutto, la questione giustizia sembra essere oggi riaffiorata con prepotenza nel dibattito politico in Italia. Nel '96 ebbe avvio un - sia pur discutibile - processo di liberalizzazione del mercato, volto a cercare di fornire alle imprese la disponibilità di servizi a costi minori ancorché di qualità elevata e, soprattutto, a garantire l'accesso al servizio "giustizia" a condizioni accettabili, con sentenze in tempi ragionevoli. Si era capito che si trattava di un fattore essenziale per la competitività delle imprese italiane e dell'intera classe libero-professionale. 
L'operazione, però, non giunse affatto a compimento, ostacolata da veti incrociati e annacquata da tenaci resistenze d'ogni sorta, dure a morire.
Ora persino il comitato organizzatore del Congresso ha preso atto, almeno a parole, che nulla sarà più come prima, tanto che ha così intitolato il congresso: "Oltre il mercato. La nuova Avvocatura per la società del cambiamento". Anzi, in modo inequivoco ha persino previsto - nella home page dedicata all'evento - che in laguna si discuterà pure di "promozione di nuovi moduli di organizzazione dell'attività professionale (capaci di offrire gli strumenti più adatti a rispondere alle variegate esigenze del mercato dei servizi professionali)".  
Quasi interessante. A patto che non si ricada nell'italica sfiducia gattopardesca, secondo l'icastica espressione di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
I Partners del network, dal canto loro, hanno già scelto un approccio concreto e coordinato, per meglio elaborare e attuare strategie di contrasto alla stagnazione di settore e dell'intera economia. Da un lato, mediante la condivisone del loro rispettivo know-how giuridico; dall'altro valorizzando i differenti talenti, le reciproche esperienza e la tecnologia, sì da poter cogliere nuove opportunità e dare spazio alle altre "driving forces" che potranno dare impulso alle loro professionalità. Come sosteneva Denis Waitley, ci sono sempre due scelte nella vita, accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. E View net Legal preferisce la seconda opzione.

Data: Martedì 16 Settembre 2014